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Breve
Storia
I
primi abitanti - Delle prime genti di Palermo e della
Sicilia in generale si sa ben poco. I primi gruppi umani che
occuparono il territorio furono probabilmente nomadi vissuti nel
tardo Paleolitico, dei quali rimangono graffiti parietali. Nelle
grotte di S. Rosalia, di S. Ciro e in quelle di Niscemi e dell'Addaura
sul Monte Pellegrino. Si fanno invece risalire al Neolitico e
all'età del Rame le necropoli preistoriche scavate sulle falde
dei monti che circondano la città. Tuttavia i reperti più sicuri
risalgono all'età del Bronzo, documentata da ritrovamenti nelle
grotte di Monreale ed in altre grotte su M. Pellegrino, datati
circa al XXIII sec. A.C. Risale a questo periodo l'insediamento
dei Sicani, dai quali la Sicilia fu detta Sicania. Erano un popolo
mediterraneo di agricoltori e allevatori giunti forse dalla
lontana penisola iberica e che si insediarono nella zona di
Valdesi, sotto il M. Pellegrino ed anche a Carini, in provincia di
Palermo, dove sono stati ritrovati i resti di un antico centro
urbano. Successivamente si insediarono nel palermitano i Siculi,
provenienti dal
Lazio, e gli Elimi, popoli orientali originari della Turchia.
Sicani, Siculi ed Elimi vissero per lungo tempo in armonia, dediti
al lavoro e al culto delle divinità, ma ben presto furono
costretti a scontrarsi, per ragioni commerciali, con altri popoli
mediterranei che giunsero nel palermitano, primi tra tutti i
Fenici.
I
Fenici - IX sec. A.C. - Abilissimi navigatori, i Fenici
furono un popolo di commercianti. Dopo avere fondato Cartagine,
nell'Africa settentrionale, giunsero in Sicilia occupando luoghi
di strategica importanza, tra i quali "ZIZ" (l'attuale
Palermo), che col suo ampio porto, fu la loro base principale per
affermare il loro dominio sul Tirreno. Ai Fenici si deve
l'invenzione dell'alfabeto e la costruzione della prima cinta
muraria della città e di altre opere difensive per proteggere il
porto. Tuttavia i Fenici che non riuscirono mai a sottomettere le
popolazioni indigene, ben presto si trovarono costrette ad
affrontare nuovi colonizzatori, i Greci.
I
Romani - III sec. A. C. -
Cacciati i Cartaginesi dall'isola, i Romani s'impadronirono
della Sicilia, Palermo divenne provincia senatoria e furono
coniate monete romane. Ai
Romani si deve lo sviluppo della rete stradale, la costruzione di
un importante acquedotto e di imponenti anfiteatri e i primi
sfruttamenti di zolfo, tuttavia il periodo del dominio romano fu,
per gran parte della Sicilia, un periodo di decadenza durante la
quale soltanto l'agricoltura ebbe un reale incremento. Fu anche un
periodo di malcontento a causa dei gravosi tributi imposti e degli
abusi di molti governatori. Le rivolte degli schiavi contro le
ricche famiglie patrizie non coinvolsero però Palermo, dove
intanto si era sviluppato un ricco commercio e un fiorente
artigianato, tanto che i Romani la decretarono città libera atque
immunis e più volte ne esaltarono le bellezze naturali. Durante
l'impero romano inizia, nel I sec. d.C., la cristianizzazione di
Palermo, con S. Mamiliano come primo vescovo della città. Gli
imperatori romani autorizzarono la costruzione della prima
cattedrale e passarono dalla tolleranza all'adozione del
cristianesimo, con conseguente proibizione e condanna del
paganesimo. Col declino dell'impero romano inizia per la Sicilia
un periodo di decadenza dovuto alle invasioni dei barbari.
Vandali
e Goti - V e VI sec. d. C. - Intorno al 400 d.C., il
vandalo Genserico giunse a Palermo dall'Africa e fu l'inizio di
una dominazione dolorosa fatta di persecuzioni e razzie, alle
quali i cittadini palermitani seppero coraggiosamente resistere.
Nel 475 Teodorico, re dei Goti, prese il potere della città,
stabilendo condizioni di maggiore tolleranza nei confronti dei
cattolici latini palermitani. Furono edificate chiese e catacombe
nelle cui cripte venivano deposti i corpi dei vescovi e dei primi
martiri. Ma le tracce
della dominazione barbarica furono presto cancellate dal dominio
bizantino.
I
Bizantini - VI-IX sec. d.C. - Dopo il tentativo di
Giustiniano, imperatore dell'Impero Romano d'Oriente, l'esercito
bizantino, capitanato da Belisario, conquistò Palermo, nel 534
d.C. Durante il
dominio bizantino, durato quasi tre secoli, la città godette un
periodo di relativo benessere, turbato però dalle lotte religiose
tra cristiani e pagani. Per evitare uno scisma religioso, Gregorio
Magno fece edificare chiese latine, chiese di rito greco e
monasteri benedettini fedeli alla Chiesa Romana e nei primi del
600 fu costruita la Cattedrale. Palermo si sviluppò
economicamente ed ebbe un rilevante incremento demografico. Col
tempo però si diffuse un malcontento che spinse i siciliani a
ribellarsi nel
tentativo di creare un governo autonomo.
Gli
Arabi - 831-1072 - Maometto, il fondatore dell'Islamismo,
ottenuta l'unificazione politica delle tribù arabe, aveva
proclamato, in nome di Allah, la guerra santa contro tutti i
popoli non credenti. Così gli arabi, spinti dal fanatismo
religioso, non esitarono a scatenare sanguinose battaglie in tutto
il Mediterraneo e, dopo avere invaso la Spagna e la Francia,
giunsero anche in Sicilia, conquistando Palermo dopo un anno di
assedio. Da allora sino al 1070 l'intera Sicilia visse un'epoca di
incivilimento e di floridezza mai goduta prima e persino ignota a
molte regioni italiane. Abili agricoltori, gli Arabi trasformarono
terreni incolti in oasi di fertilità, crearono orti e giardini e
introdussero nuove coltivazioni: agrumi, gelsi, canna da zucchero,
cotone, palma da dattero e ficodindia. Nuovi sistemi di
irrigazione e di canalizzazione delle acque trasformarono il
territorio che, rifiorito anche nella pastorizia e nel commercio,
assunse un aspetto quasi fiabesco. Rifiorirono anche l'arte e la
letteratura, grazie alla presenza di filosofi, scienziati, poeti e
artisti. Palermo fu davvero amata dagli Arabi che la ornarono di
mirabili monumenti, rendendola una delle più grandi attrattive
per viaggiatori e mercanti di tutto il mondo e più volte la
cantarono nei loro inni. Palermo nel 948 divenne capitale della
Sicilia, col nome di Balarmu, ed in questo periodo di splendore
raggiunse i 350.000 abitanti. Vi fu costituito un emirato, mentre
molte chiese cristiane, tra cui la stessa Cattedrale, furono
trasformate in templi musulmani, per un totale di ben 500 moschee.
Tuttavia tra Palermitani e Saraceni vi fu tolleranza, ma mai
fusione; i dominatori arabi imposero onerosi tributi a coloro che
volessero professare religioni diverse dall'Islamismo, tuttavia il
popolo palermitano si mantenne autonomo non soltanto nella fede ma
anche nelle tradizioni, nei costumi e nelle idee; le lingue
parlate erano tre: greco, latino e arabo. In corrispondenza
dell'attuale quartiere della Kalsa (Halisah, l'eletta), gli Arabi
stabilirono la loro residenza e l'intera città fu divisa in
quartieri. Le ricchezze della Sicilia e la sua favorevole
posizione geografica attrassero i Normanni che, nel 1072, dopo
cinque mesi di assedio, conquistarono Palermo, mettendo fine alla
signoria araba in Sicilia.
I
Normanni - 1072-1198 - Provenienti dalla Normandia
francese, i Normanni, "uomini del settentrione", erano
un popolo di mercenari e avventurieri, dediti a guerre e razzie.
Tra questi spiccavano due fratelli, Roberto il Guiscardo (il
furbo) e il più giovane Ruggiero, i quali ricevettero da papa
Niccolò II l'autorizzazione di rivendicare, a suo nome, il
possesso dell'Italia meridionale. Così Roberto e Ruggiero
d'Altavilla passarono lo stretto di Messina. Ma, giunti in
Sicilia, ignorarono l'accordo col papa e decisero di prendere
l'isola nelle loro mani. I Saraceni, già in dissidio tra loro,
furono duramente attaccati e Roberto il Guiscardo divenne
amministratore di Palermo, governando con saggezza e tolleranza
anche nei confronti degli antichi dominatori. La cattedrale e
molte altre chiese furono restituite al culto cristiano e nuove ne
furono edificate. Dopo poco più di dieci anni, nel 1085, Roberto
morì, lasciando il governo al fratello Ruggiero che, dopo avere
sconfitto definitivamente i Saraceni, confermò in tutta l'isola
il potere normanno. Tuttavia i musulmani mantennero un ruolo di
prestigio alla corte normanna, rivestendo cariche amministrative e
collaborando nel commercio e nell'arte. Alla sua morte, il conte
Ruggiero I fu sepolto nella Cattedrale di Palermo e il governo
passò alla moglie, la contessa Adelasia, che lo mantenne per
dieci anni finche il figlio Ruggiero II, raggiunta la maggiore età,
venne proclamato, nel 1130, re di Sicilia. Durante i 24 anni del
suo regno, Ruggiero II ristrutturò il sistema burocratico e
amministrativo della città distribuendo le terre ai propri fedeli
e costituendo così una ricca aristocrazia di feudatari che al
sovrano dovevano totale obbedienza. Egli affermò di ricevere il
potere direttamente da Dio, indipendentemente dal consenso del
papa, e decretò un codice di leggi ispirate al diritto romano con
le quali esigeva obbedienza assoluta sia dai laici che dagli
ecclesiastici. I vari feudatari formarono il Parlamento che ebbe
soltanto valore consultivo e fu una emanazione della potestà del
re. La corte di Ruggiero II fu centro di arte e di scienza e a lui
si devono la Chiesa della Martorana, la Chiesa di S. Giovanni
degli Eremiti e la splendida cappella Palatina, nel Palazzo dei re
normanni, dove si riunivano letterati, artisti e uomini di
scienza. A Ruggiero II successe al trono il figlio Guglielmo I,
detto "il malo", che governò dal 1154 al 1166. I
baroni, economicamente e socialmente forti, mal sopportando i
limiti imposti ai loro privilegi feudali, si agitavano per la
conquista del potere politico, spinti da intolleranza razziale
contro i saraceni. Scoppiò così una rivolta, capeggiata da
Matteo Bonello, durante la quale molti negozi e beni degli Arabi
furono saccheggiati e rovinati e lo stesso re fu imprigionato. Ma
dopo pochi giorni il popolo lo liberò, il re riprese i poteri e i
Saraceni si vendicarono crudelmente di Matteo Bonello e dei suoi
seguaci. Quando a soli 46 anni d'età Guglielmo I morì, il potere
passò nelle mani della regina Margherita, in attesa che il
giovane figlio, Guglielmo II, raggiungesse la maggiore età per
essere incoronato re. Guglielmo II fu detto "il buono",
probabilmente perché si mostrò più tollerante del padre nei
riguardi dei nobili, attenuando le imposte statali. Pur
proseguendo la politica di cristianizzazione, Guglielmo II visse
con lo sfarzo e l'eleganza di un sovrano orientale. E' durante
questo periodo che venne costruita la splendida Cattedrale di
Monreale, tipico esempio di arte raffinata in cui si fondono
mirabilmente lo stile orientale e quello occidentale. Nello stesso
periodo venne edificata la Cuba, completata la Zisa e il re dotò
la Cattedrale di Palermo di nuove strutture. Con la morte di
Guglielmo II, avvenuta all'età di 36 anni, si chiudeva la
rigogliosa stagione del regno normanno. Dopo il breve regno di
Tancredi d'Altavilla, Palermo passò nelle mani di Enrico VI di
Germania che intanto aveva sposato Costanza, ultima discendente
del re Ruggiero II. Enrico Hohenstaufen, impadronitosi dei tesori
dei Normanni, abbandonò l'isola col ricco bottino. Morto
improvvisamente, lasciò il regno al figlio Federico che,
raggiunta la maggiore età, fu proclamato imperatore del Sacro
Romano Impero. Con Federico II, Palermo rifiorì in ogni campo,
raggiungendo prosperità e splendore: incrementò la coltivazione
e l'allevamento e proclamò nuove leggi con le quali riaffermava
il principio dell'autorità dell'imperatore anche sugli
ecclesiastici; favorì gli studi di matematica, astronomia e
soprattutto quelli letterari. Alla sua corte il dialetto siciliano
divenne, per la prima volta, lingua ufficiale al posto del greco,
dell'arabo e del latino e nacque la scuola poetica siciliana.
Angioini
e Aragonesi - Alla sua morte Federico II lasciò il regno
di Sicilia al figlio minore Enrico, il quale, morto precocemente,
fu sostituito dal fratello illegittimo Manfredi. Ma la fine del
regno svevo fu segnata dall'arrivo nell'isola di Carlo d'Angiò,
fratello del re di Francia Luigi IX, che, il 26 febbraio 1266 a
Benevento uccise in battaglia Manfredi e prese il potere del
regno. Ebbe così inizio per la Sicilia un periodo di oppressione
in cui le tradizioni locali furono calpestate, furono introdotte
pesanti imposte e applicate restrizioni d'ogni genere al popolo
palermitano, il quale ben presto odiò i nuovi dominatori,
rimpiangendo i regnanti svevi. Il crescente malcontento condusse
ad una rivolta popolare che da Palermo si estese velocemente nel
resto della Sicilia. La scintilla che fece esplodere i Vespri
Siciliani contro i Francesi avvenne, il 31 marzo del 1282, nella
Chiesa di Santo Spirito, dentro il cimitero di S.Orsola a Palermo,
proprio mentre si cantava il vespro e fu provocata, a quanto si
racconta, da un'offesa recata da un soldato francese ad una donna
palermitana. Nel tumulto centinaia di Francesi furono uccisi e i
cittadini di Palermo proclamarono la città repubblica
indipendente, sotto la protezione della Chiesa. Altre città
siciliane si proclamarono indipendenti, ma il papa Martino IV
rifiutò la sua protezione agli isolani, i quali si rivolsero
allora a Pietro d'Aragona, marito di Costanza, figlia di Manfredi.
Pietro
III d'Aragona dichiarò guerra a Carlo d'Angiò, fu proclamato il
Regnum Siciliae e per un secolo la Sicilia rimase bandita dalla
Chiesa. I siciliani restarono però delusi perché gli Aragonesi
non fecero che sfruttare le loro vittorie mentre il popolo
continuava a fornire cibo, armi e uomini al feudo spagnolo. Morto
Pietro III gli successe il figlio Giacomo, che si proclamò re
d'Aragona e di Sicilia. Nel 1296, suo fratello minore, Federico
III, già viceré di Palermo, gli si oppose e, sostenuto dai
nobili siciliani, si fece proclamare re di Trinacria (di Sicilia).
Fu stipulato un trattato di pace con gli Angioini nel quale
Federico III dichiarava che alla sua morte l'isola sarebbe tornata
nelle mani dei Francesi. Ma i nobili impedirono che tale impegno
fosse mantenuto e diventarono la forza dominante in molte città
siciliane. A Federico III successe il figlio Federico IV , alla
morte del quale la figlia Maria andò sotto la protezione di una
potentissima famiglia, quella degli Alagona. A Palermo il comando
era nelle mani di una delle più potenti famiglie normanne, quella
dei Chiaramonte. Senza il loro permesso nemmeno ai sovrani era
consentito l'ingresso nella città. I Chiaramonte edificarono a
Palermo il Palazzo Steri, che divenne il palazzo dei potenti. Le
famiglie Alagona e Chiaramonte si opposero al matrimonio di Maria
con Martino I d'Aragona, per timore che la Sicilia potesse tornare
sotto il potere spagnolo. Questa opposizione spinse la Spagna a
reagire assediando Palermo, nel 1392, e costringendo i Chiaramonte
alla resa.
Il
dominio spagnolo (1410-1713). Così la Sicilia, sotto
Alfonso d'Aragona, divenne una vera e propria provincia spagnola,
concepita soltanto in funzione degli interessi fondamentali della
Spagna. Egli, dopo avere conquistato anche il regno di Napoli, si
nominò re delle "due Sicilie" e si dedicò alla
costruzione di palazzi, chiese e case. Ma il fiorire di opere
pubbliche era in contrasto col declino economico dell'isola.
Palermo subì un impoverimento talmente grave da condizionare il
futuro sviluppo della città. Durante il governo spagnolo si
successero sessantotto viceré col compito di proteggere i
privilegi della corona spagnola, mantenendo equilibrio tra il
sovrano e i baroni siciliani. I vicerè nominavano i presidenti
delle tre camere del Parlamento: la camera del potentissimo clero,
la camera dei baroni e quella reale. Queste tre forze dominanti
soffocavano sempre più il popolo con tasse, tributi e pessima
retribuzione del lavoro, mentre la corruzione dilagava fra i
funzionari, i giudici e la polizia. E' durante la dominazione
spagnola, nasce in Sicilia la malavita organizzata che poi ha
portato alla mafia. Le terre, poco produttive per la mancanza
d'acqua, furono via via abbandonate e l'intera isola, un tempo
granaio d'Europa, cominciò a patire periodiche e terribili
carestie. Ma la totale sottomissione della Sicilia, e di Palermo
in particolare, si ebbe quando, nel 1487, gli spagnoli inviarono
gli inquisitori. La Sacra Inquisizione si installò nel Palazzo
Steri, un tempo dei Normanni, dove istituì il Tribunale del
Sant'Uffizio o dell'Inquisizione, dove trovarono la morte
centinaia e centinaia di presunti eretici e di certi nemici della
Spagna. A primo piano vennero costruite le carceri e al piano
terreno le camere di tortura (il tribunale è stato abolito nel
1782 ed il Palazzo è oggi sede del Rettorato dell'Università di
Palermo). Intanto con feste, processioni, giochi pubblici e
sfarzosi ricevimenti si tentava di far dimenticare al popolo la
disperazione e la fame. La situazione si aggravò dalla diffusione
del brigantaggio e dalle incursioni barbaresche alle quali fece
fronte Carlo V, un Asburgo d'Austria, che nel 1535 giunse
vittorioso a Palermo, entrando nella città dalla porta del Sole,
edificata con le gigantesche figure dei Barbareschi vinti, che poi
divenne Porta Nuova. Ma l'imperatore deluse le aspettative dei
palermitani e, alla sua morte, prima Filippo II e poi Filippo III
riportarono Palermo e la Sicilia tutta in condizioni economiche
gravissime.
Palermo
nel Settecento - Con Vittorio Amedeo II i palermitani
sperarono di essersi liberati per sempre degli Spagnoli. Ma la
severa politica del nuovo sovrano, le sue controversie con la
Chiesa e le sue riforme suscitarono non pochi malcontenti. Di
questa situazione ne approfittarono subito gli Spagnoli che
cercarono di riconquistare l'isola provocando però l'intervento
degli Austriaci che, dopo un anno di duri combattimenti,
riuscirono a prendere la Sicilia sotto il potere di Carlo VI. Ma
il governo austriaco, non meno severo del precedente, ebbe almeno
il merito di potenziare le industrie e il commercio. Fu nel 1734
che una nuova spedizione spagnola riuscì ad occupare l'isola che,
sotto Carlo III di Borbone, fu unita al regno di Napoli. Con Carlo
III di Borbone fu regolamentato il sistema commerciale ed
economico della città, si tentò di combattere la povertà con
opere pubbliche; si procedette ad un censimento della popolazione
e si favorì la diffusione della lingua italiana. La nobiltà
palermitana cominciò a dedicarsi a continue feste, dove ogni
piacere ed ogni sfrenatezza erano consentiti. Risalgono a questo
periodo le fastose ville nobiliari che si trovano non solo a
Palermo ma anche a Bagheria, Trabia e Carini. Al lusso, agli
eccessi e ai piaceri mondani della nobiltà si opponeva però la
povertà del popolo palermitano sul quale infierivano carestie ed
epidemie. Nel 1759 a Carlo III succedette Ferdinando IV che, con
l'aiuto del viceré Caracciolo, si dedicò alla soluzione di
parecchi problemi. Il 27 luglio del 1783 Caracciolo partecipò
alla distruzione dell'archivio della Sacra Inquisizione: in un
rogo durato più di ventiquattroore, furono bruciati documenti,
strumenti di tortura e tutto quanto potesse ricordare
quell'abietto e crudele strumento di potere. Nello stesso anno il
viceré attuò vantaggiose riforme più liberali ed un'ansia di
rinnovamento pervase gli ultimi anni del dominio borbonico.
Palermo
nell'Ottocento - L'inizio del XIX secolo fu per Palermo un
vero Risorgimento: astronomi, fisici, letterati, scultori,
architetti, insigni studiosi, accrebbero il prestigio culturale ed
artistico della città, coerentemente al rinnovamento di idee che
si propagarono in Europa, dalla Rivoluzione francese alle guerre
napoleoniche. Nel 1812 venne varata la Costituzione siciliana e
l'anno successivo il primo Parlamento. Il Congresso di Vienna del
1815 rappresentò però la fine della libertà costituzionale
della Sicilia: il Parlamento venne sciolto dal re Ferdinando di
Borbone che l'8 dicembre del 1816 unificò il regno di Napoli e
quello di Sicilia nel Regno delle due Sicilie. La mancanza di
autonomia e l'ingerenza dei napoletani nelle questioni
amministrative, suscitarono in Sicilia una serie di rivolte tra il
1820 ed il 1821: Palermo fu bombardata e molti nobili rimasero
senza casa e l'intervento austriaco permise la restaurazione del
potere borbonico. Nel gennaio del 1848 scoppiò a Palermo un nuova
insurrezione popolare guidata dal patriota Giuseppe La Masa, al
quale si unirono aristocratici e borghesi moderati. La rivolta
riuscì a cacciare i borboni dall'isola e si istituì un governo
provvisorio con a capo Ruggero Settimo. La corona fu offerta al
duca di Genova, Alberto Amedeo, il quale rifiutò, mentre
Ferdinando di Borbone si organizzava per riconquistare l'isola.
Nel febbraio del 1848 il sovrano borbonico diede un ultimatum ai
siciliani che reagirono provocando una reazione violenta dei
borboni, che il 15 maggio 1949 sottomisero di nuovo Palermo. Ma
l'insoddisfazione del popolo palermitano e la sua irrequietezza
portarono ad una nuova opposizione al regime borbonico. Il 4
aprile 1860 scoppiò un'insurrezione popolare che diede il via ad
una serie di tumulti, animati dalla notizia dell'arrivo di
Garibaldi. L'11 maggio 1860 Garibaldi e i Mille sbarcarono a
Marsala e a lui si unirono con entusiasmo contadini e operai. Si
proclamò dittatore dell'isola dichiarando di prendere il potere
in nome del re del Piemonte Vittorio Emanuele II. Con l'aiuto ed
il sostegno di numerosi volontari, Garibaldi iniziò una guerra
logorante contro i borboni che, il 15 maggio, furono sconfitti
prima a Calatafimi e poi a Marsala e Garibaldi entrò a Palermo il
27 maggio 1860. Le riforme sociali realizzate da Garibaldi in
Sicilia furono a vantaggio dei contadini e di tutti coloro che
l'avevano aiutato nella sua impresa e in ottobre i siciliani
votarono per l'unità d'Italia sotto la monarchia sabauda. Sia
l'unità d'Italia che l'arrivo dei piemontesi furono presto una
amara delusione: la pioggia di nuove tasse, l'obbligo militare,
l'aumento dei prezzi dei generi alimentari, favorirono il dilagare
della disoccupazione e del brigantaggio. L'annessione al Nord
aveva tra l'altro determinato il crollo delle industrie isolane,
vinte dalla concorrenza di quelle settentrionali. Fu così che
Palermo venne scossa da una nuova rivolta nella quale, l'isola
insorse contro i piemontesi. La rivolta fu soffocata nel sangue e
la città rimase nel disagio e nella povertà. E' questo il
momento storico nel quale appare più evidente la differenza tra
il Nord progredito ed economicamente avanzato ed il Sud arretrato
dove la disoccupazione e l'analfabetismo dilagavano. Dopo il 1866
numerose inchieste cercarono per la prima volta di affrontare il
grave problema del Sud d'Italia e nacque così la cosiddetta
"Questione meridionale."
Palermo
agli inizi del Novecento - Il primo decennio del XX secolo
fu per Palermo l'età della Belle Epoque di cui furono
protagonisti i Florio, imprenditori di grandi capacità che
riuscirono a rendere la città una delle più vive d'Europa. Fu il
periodo dei grandi architetti Basile, del sorgere del teatro
Politeama, del teatro Massimo e delle ville liberty che bordano il
Viale della Libertà. Poi venne la prima guerra mondiale e furono
morte e carestia. Le disagiate condizioni sociali ed economiche
furono aggravate tra l'altro dall'emigrazione, oltre dei contadini
e degli operai, anche della classe colta ed intellettuale. E la
mafia divenne più potente che mai.
Dalla
seconda guerra mondiale ad oggi - L'irrequietezza sociale
che dominava in Sicilia permise una facile diffusione del fascismo
che proclamava ordine e sistema, ma il malgoverno continuò a
Palermo e nel resto dell'isola. Con la seconda guerra mondiale
l'intera isola sopportò bombardamenti, miseria e fame. Dopo
l'ingresso degli alleati americani sorse in Sicilia un movimento
separatista, ma il buon senso prevalse e l'unità d'Italia fu
mantenuta. Il 15 maggio 1946 venne approvato lo Statuto della
Regione Siciliana, che il 31 gennaio 1948 fu trasformato in legge
nell'ambito della nuova Costituzione della Repubblica Italiana e
Palermo divenne sede del Governo e dell'Assemblea Regionale.
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