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Breve Storia

I primi abitanti - Delle prime genti di Palermo e della Sicilia in generale si sa ben poco. I primi gruppi umani che occuparono il territorio furono probabilmente nomadi vissuti nel tardo Paleolitico, dei quali rimangono graffiti parietali. Nelle grotte di S. Rosalia, di S. Ciro e in quelle di Niscemi e dell'Addaura sul Monte Pellegrino. Si fanno invece risalire al Neolitico e all'età del Rame le necropoli preistoriche scavate sulle falde dei monti che circondano la città. Tuttavia i reperti più sicuri risalgono all'età del Bronzo, documentata da ritrovamenti nelle grotte di Monreale ed in altre grotte su M. Pellegrino, datati circa al XXIII sec. A.C. Risale a questo periodo l'insediamento dei Sicani, dai quali la Sicilia fu detta Sicania. Erano un popolo mediterraneo di agricoltori e allevatori giunti forse dalla lontana penisola iberica e che si insediarono nella zona di Valdesi, sotto il M. Pellegrino ed anche a Carini, in provincia di Palermo, dove sono stati ritrovati i resti di un antico centro urbano. Successivamente si insediarono nel palermitano i Siculi, provenienti dal Lazio, e gli Elimi, popoli orientali originari della Turchia. Sicani, Siculi ed Elimi vissero per lungo tempo in armonia, dediti al lavoro e al culto delle divinità, ma ben presto furono costretti a scontrarsi, per ragioni commerciali, con altri popoli mediterranei che giunsero nel palermitano, primi tra tutti i Fenici.

I Fenici - IX sec. A.C. - Abilissimi navigatori, i Fenici furono un popolo di commercianti. Dopo avere fondato Cartagine, nell'Africa settentrionale, giunsero in Sicilia occupando luoghi di strategica importanza, tra i quali "ZIZ" (l'attuale Palermo), che col suo ampio porto, fu la loro base principale per affermare il loro dominio sul Tirreno. Ai Fenici si deve l'invenzione dell'alfabeto e la costruzione della prima cinta muraria della città e di altre opere difensive per proteggere il porto. Tuttavia i Fenici che non riuscirono mai a sottomettere le popolazioni indigene, ben presto si trovarono costrette ad affrontare nuovi colonizzatori, i Greci.

I Romani - III sec. A. C. -  Cacciati i Cartaginesi dall'isola, i Romani s'impadronirono della Sicilia, Palermo divenne provincia senatoria e furono coniate monete romane.  Ai Romani si deve lo sviluppo della rete stradale, la costruzione di un importante acquedotto e di imponenti anfiteatri e i primi sfruttamenti di zolfo, tuttavia il periodo del dominio romano fu, per gran parte della Sicilia, un periodo di decadenza durante la quale soltanto l'agricoltura ebbe un reale incremento. Fu anche un periodo di malcontento a causa dei gravosi tributi imposti e degli abusi di molti governatori. Le rivolte degli schiavi contro le ricche famiglie patrizie non coinvolsero però Palermo, dove intanto si era sviluppato un ricco commercio e un fiorente artigianato, tanto che i Romani la decretarono città libera atque immunis e più volte ne esaltarono le bellezze naturali. Durante l'impero romano inizia, nel I sec. d.C., la cristianizzazione di Palermo, con S. Mamiliano come primo vescovo della città. Gli imperatori romani autorizzarono la costruzione della prima cattedrale e passarono dalla tolleranza all'adozione del cristianesimo, con conseguente proibizione e condanna del paganesimo. Col declino dell'impero romano inizia per la Sicilia un periodo di decadenza dovuto alle invasioni dei barbari.

Vandali e Goti - V e VI sec. d. C. - Intorno al 400 d.C., il vandalo Genserico giunse a Palermo dall'Africa e fu l'inizio di una dominazione dolorosa fatta di persecuzioni e razzie, alle quali i cittadini palermitani seppero coraggiosamente resistere. Nel 475 Teodorico, re dei Goti, prese il potere della città, stabilendo condizioni di maggiore tolleranza nei confronti dei cattolici latini palermitani. Furono edificate chiese e catacombe nelle cui cripte venivano deposti i corpi dei vescovi e dei primi martiri.  Ma le tracce della dominazione barbarica furono presto cancellate dal dominio bizantino.

I Bizantini - VI-IX sec. d.C. - Dopo il tentativo di Giustiniano, imperatore dell'Impero Romano d'Oriente, l'esercito bizantino, capitanato da Belisario, conquistò Palermo, nel 534 d.C.  Durante il dominio bizantino, durato quasi tre secoli, la città godette un periodo di relativo benessere, turbato però dalle lotte religiose tra cristiani e pagani. Per evitare uno scisma religioso, Gregorio Magno fece edificare chiese latine, chiese di rito greco e monasteri benedettini fedeli alla Chiesa Romana e nei primi del 600 fu costruita la Cattedrale. Palermo si sviluppò economicamente ed ebbe un rilevante incremento demografico. Col tempo però si diffuse un malcontento che spinse i siciliani a ribellarsi  nel tentativo di creare un governo autonomo. 

Gli Arabi - 831-1072 - Maometto, il fondatore dell'Islamismo, ottenuta l'unificazione politica delle tribù arabe, aveva proclamato, in nome di Allah, la guerra santa contro tutti i popoli non credenti. Così gli arabi, spinti dal fanatismo religioso, non esitarono a scatenare sanguinose battaglie in tutto il Mediterraneo e, dopo avere invaso la Spagna e la Francia, giunsero anche in Sicilia, conquistando Palermo dopo un anno di assedio. Da allora sino al 1070 l'intera Sicilia visse un'epoca di incivilimento e di floridezza mai goduta prima e persino ignota a molte regioni italiane. Abili agricoltori, gli Arabi trasformarono terreni incolti in oasi di fertilità, crearono orti e giardini e introdussero nuove coltivazioni: agrumi, gelsi, canna da zucchero, cotone, palma da dattero e ficodindia. Nuovi sistemi di irrigazione e di canalizzazione delle acque trasformarono il territorio che, rifiorito anche nella pastorizia e nel commercio, assunse un aspetto quasi fiabesco. Rifiorirono anche l'arte e la letteratura, grazie alla presenza di filosofi, scienziati, poeti e artisti. Palermo fu davvero amata dagli Arabi che la ornarono di mirabili monumenti, rendendola una delle più grandi attrattive per viaggiatori e mercanti di tutto il mondo e più volte la cantarono nei loro inni. Palermo nel 948 divenne capitale della Sicilia, col nome di Balarmu, ed in questo periodo di splendore raggiunse i 350.000 abitanti. Vi fu costituito un emirato, mentre molte chiese cristiane, tra cui la stessa Cattedrale, furono trasformate in templi musulmani, per un totale di ben 500 moschee. Tuttavia tra Palermitani e Saraceni vi fu tolleranza, ma mai fusione; i dominatori arabi imposero onerosi tributi a coloro che volessero professare religioni diverse dall'Islamismo, tuttavia il popolo palermitano si mantenne autonomo non soltanto nella fede ma anche nelle tradizioni, nei costumi e nelle idee; le lingue parlate erano tre: greco, latino e arabo. In corrispondenza dell'attuale quartiere della Kalsa (Halisah, l'eletta), gli Arabi stabilirono la loro residenza e l'intera città fu divisa in quartieri. Le ricchezze della Sicilia e la sua favorevole posizione geografica attrassero i Normanni che, nel 1072, dopo cinque mesi di assedio, conquistarono Palermo, mettendo fine alla signoria araba in Sicilia.

I Normanni - 1072-1198 - Provenienti dalla Normandia francese, i Normanni, "uomini del settentrione", erano un popolo di mercenari e avventurieri, dediti a guerre e razzie. Tra questi spiccavano due fratelli, Roberto il Guiscardo (il furbo) e il più giovane Ruggiero, i quali ricevettero da papa Niccolò II l'autorizzazione di rivendicare, a suo nome, il possesso dell'Italia meridionale. Così Roberto e Ruggiero d'Altavilla passarono lo stretto di Messina. Ma, giunti in Sicilia, ignorarono l'accordo col papa e decisero di prendere l'isola nelle loro mani. I Saraceni, già in dissidio tra loro, furono duramente attaccati e Roberto il Guiscardo divenne amministratore di Palermo, governando con saggezza e tolleranza anche nei confronti degli antichi dominatori. La cattedrale e molte altre chiese furono restituite al culto cristiano e nuove ne furono edificate. Dopo poco più di dieci anni, nel 1085, Roberto morì, lasciando il governo al fratello Ruggiero che, dopo avere sconfitto definitivamente i Saraceni, confermò in tutta l'isola il potere normanno. Tuttavia i musulmani mantennero un ruolo di prestigio alla corte normanna, rivestendo cariche amministrative e collaborando nel commercio e nell'arte. Alla sua morte, il conte Ruggiero I fu sepolto nella Cattedrale di Palermo e il governo passò alla moglie, la contessa Adelasia, che lo mantenne per dieci anni finche il figlio Ruggiero II, raggiunta la maggiore età, venne proclamato, nel 1130, re di Sicilia. Durante i 24 anni del suo regno, Ruggiero II ristrutturò il sistema burocratico e amministrativo della città distribuendo le terre ai propri fedeli e costituendo così una ricca aristocrazia di feudatari che al sovrano dovevano totale obbedienza. Egli affermò di ricevere il potere direttamente da Dio, indipendentemente dal consenso del papa, e decretò un codice di leggi ispirate al diritto romano con le quali esigeva obbedienza assoluta sia dai laici che dagli ecclesiastici. I vari feudatari formarono il Parlamento che ebbe soltanto valore consultivo e fu una emanazione della potestà del re. La corte di Ruggiero II fu centro di arte e di scienza e a lui si devono la Chiesa della Martorana, la Chiesa di S. Giovanni degli Eremiti e la splendida cappella Palatina, nel Palazzo dei re normanni, dove si riunivano letterati, artisti e uomini di scienza. A Ruggiero II successe al trono il figlio Guglielmo I, detto "il malo", che governò dal 1154 al 1166. I baroni, economicamente e socialmente forti, mal sopportando i limiti imposti ai loro privilegi feudali, si agitavano per la conquista del potere politico, spinti da intolleranza razziale contro i saraceni. Scoppiò così una rivolta, capeggiata da Matteo Bonello, durante la quale molti negozi e beni degli Arabi furono saccheggiati e rovinati e lo stesso re fu imprigionato. Ma dopo pochi giorni il popolo lo liberò, il re riprese i poteri e i Saraceni si vendicarono crudelmente di Matteo Bonello e dei suoi seguaci. Quando a soli 46 anni d'età Guglielmo I morì, il potere passò nelle mani della regina Margherita, in attesa che il giovane figlio, Guglielmo II, raggiungesse la maggiore età per essere incoronato re. Guglielmo II fu detto "il buono", probabilmente perché si mostrò più tollerante del padre nei riguardi dei nobili, attenuando le imposte statali. Pur proseguendo la politica di cristianizzazione, Guglielmo II visse con lo sfarzo e l'eleganza di un sovrano orientale. E' durante questo periodo che venne costruita la splendida Cattedrale di Monreale, tipico esempio di arte raffinata in cui si fondono mirabilmente lo stile orientale e quello occidentale. Nello stesso periodo venne edificata la Cuba, completata la Zisa e il re dotò la Cattedrale di Palermo di nuove strutture. Con la morte di Guglielmo II, avvenuta all'età di 36 anni, si chiudeva la rigogliosa stagione del regno normanno. Dopo il breve regno di Tancredi d'Altavilla, Palermo passò nelle mani di Enrico VI di Germania che intanto aveva sposato Costanza, ultima discendente del re Ruggiero II. Enrico Hohenstaufen, impadronitosi dei tesori dei Normanni, abbandonò l'isola col ricco bottino. Morto improvvisamente, lasciò il regno al figlio Federico che, raggiunta la maggiore età, fu proclamato imperatore del Sacro Romano Impero. Con Federico II, Palermo rifiorì in ogni campo, raggiungendo prosperità e splendore: incrementò la coltivazione e l'allevamento e proclamò nuove leggi con le quali riaffermava il principio dell'autorità dell'imperatore anche sugli ecclesiastici; favorì gli studi di matematica, astronomia e soprattutto quelli letterari. Alla sua corte il dialetto siciliano divenne, per la prima volta, lingua ufficiale al posto del greco, dell'arabo e del latino e nacque la scuola poetica siciliana.

Angioini e Aragonesi - Alla sua morte Federico II lasciò il regno di Sicilia al figlio minore Enrico, il quale, morto precocemente, fu sostituito dal fratello illegittimo Manfredi. Ma la fine del regno svevo fu segnata dall'arrivo nell'isola di Carlo d'Angiò, fratello del re di Francia Luigi IX, che, il 26 febbraio 1266 a Benevento uccise in battaglia Manfredi e prese il potere del regno. Ebbe così inizio per la Sicilia un periodo di oppressione in cui le tradizioni locali furono calpestate, furono introdotte pesanti imposte e applicate restrizioni d'ogni genere al popolo palermitano, il quale ben presto odiò i nuovi dominatori, rimpiangendo i regnanti svevi. Il crescente malcontento condusse ad una rivolta popolare che da Palermo si estese velocemente nel resto della Sicilia. La scintilla che fece esplodere i Vespri Siciliani contro i Francesi avvenne, il 31 marzo del 1282, nella Chiesa di Santo Spirito, dentro il cimitero di S.Orsola a Palermo, proprio mentre si cantava il vespro e fu provocata, a quanto si racconta, da un'offesa recata da un soldato francese ad una donna palermitana. Nel tumulto centinaia di Francesi furono uccisi e i cittadini di Palermo proclamarono la città repubblica indipendente, sotto la protezione della Chiesa. Altre città siciliane si proclamarono indipendenti, ma il papa Martino IV rifiutò la sua protezione agli isolani, i quali si rivolsero allora a Pietro d'Aragona, marito di Costanza, figlia di Manfredi. Pietro III d'Aragona dichiarò guerra a Carlo d'Angiò, fu proclamato il Regnum Siciliae e per un secolo la Sicilia rimase bandita dalla Chiesa. I siciliani restarono però delusi perché gli Aragonesi non fecero che sfruttare le loro vittorie mentre il popolo continuava a fornire cibo, armi e uomini al feudo spagnolo. Morto Pietro III gli successe il figlio Giacomo, che si proclamò re d'Aragona e di Sicilia. Nel 1296, suo fratello minore, Federico III, già viceré di Palermo, gli si oppose e, sostenuto dai nobili siciliani, si fece proclamare re di Trinacria (di Sicilia). Fu stipulato un trattato di pace con gli Angioini nel quale Federico III dichiarava che alla sua morte l'isola sarebbe tornata nelle mani dei Francesi. Ma i nobili impedirono che tale impegno fosse mantenuto e diventarono la forza dominante in molte città siciliane. A Federico III successe il figlio Federico IV , alla morte del quale la figlia Maria andò sotto la protezione di una potentissima famiglia, quella degli Alagona. A Palermo il comando era nelle mani di una delle più potenti famiglie normanne, quella dei Chiaramonte. Senza il loro permesso nemmeno ai sovrani era consentito l'ingresso nella città. I Chiaramonte edificarono a Palermo il Palazzo Steri, che divenne il palazzo dei potenti. Le famiglie Alagona e Chiaramonte si opposero al matrimonio di Maria con Martino I d'Aragona, per timore che la Sicilia potesse tornare sotto il potere spagnolo. Questa opposizione spinse la Spagna a reagire assediando Palermo, nel 1392, e costringendo i Chiaramonte alla resa.

Il dominio spagnolo (1410-1713). Così la Sicilia, sotto Alfonso d'Aragona, divenne una vera e propria provincia spagnola, concepita soltanto in funzione degli interessi fondamentali della Spagna. Egli, dopo avere conquistato anche il regno di Napoli, si nominò re delle "due Sicilie" e si dedicò alla costruzione di palazzi, chiese e case. Ma il fiorire di opere pubbliche era in contrasto col declino economico dell'isola. Palermo subì un impoverimento talmente grave da condizionare il futuro sviluppo della città. Durante il governo spagnolo si successero sessantotto viceré col compito di proteggere i privilegi della corona spagnola, mantenendo equilibrio tra il sovrano e i baroni siciliani. I vicerè nominavano i presidenti delle tre camere del Parlamento: la camera del potentissimo clero, la camera dei baroni e quella reale. Queste tre forze dominanti soffocavano sempre più il popolo con tasse, tributi e pessima retribuzione del lavoro, mentre la corruzione dilagava fra i funzionari, i giudici e la polizia. E' durante la dominazione spagnola, nasce in Sicilia la malavita organizzata che poi ha portato alla mafia. Le terre, poco produttive per la mancanza d'acqua, furono via via abbandonate e l'intera isola, un tempo granaio d'Europa, cominciò a patire periodiche e terribili carestie. Ma la totale sottomissione della Sicilia, e di Palermo in particolare, si ebbe quando, nel 1487, gli spagnoli inviarono gli inquisitori. La Sacra Inquisizione si installò nel Palazzo Steri, un tempo dei Normanni, dove istituì il Tribunale del Sant'Uffizio o dell'Inquisizione, dove trovarono la morte centinaia e centinaia di presunti eretici e di certi nemici della Spagna. A primo piano vennero costruite le carceri e al piano terreno le camere di tortura (il tribunale è stato abolito nel 1782 ed il Palazzo è oggi sede del Rettorato dell'Università di Palermo). Intanto con feste, processioni, giochi pubblici e sfarzosi ricevimenti si tentava di far dimenticare al popolo la disperazione e la fame. La situazione si aggravò dalla diffusione del brigantaggio e dalle incursioni barbaresche alle quali fece fronte Carlo V, un Asburgo d'Austria, che nel 1535 giunse vittorioso a Palermo, entrando nella città dalla porta del Sole, edificata con le gigantesche figure dei Barbareschi vinti, che poi divenne Porta Nuova. Ma l'imperatore deluse le aspettative dei palermitani e, alla sua morte, prima Filippo II e poi Filippo III riportarono Palermo e la Sicilia tutta in condizioni economiche gravissime.

Palermo nel Settecento - Con Vittorio Amedeo II i palermitani sperarono di essersi liberati per sempre degli Spagnoli. Ma la severa politica del nuovo sovrano, le sue controversie con la Chiesa e le sue riforme suscitarono non pochi malcontenti. Di questa situazione ne approfittarono subito gli Spagnoli che cercarono di riconquistare l'isola provocando però l'intervento degli Austriaci che, dopo un anno di duri combattimenti, riuscirono a prendere la Sicilia sotto il potere di Carlo VI. Ma il governo austriaco, non meno severo del precedente, ebbe almeno il merito di potenziare le industrie e il commercio. Fu nel 1734 che una nuova spedizione spagnola riuscì ad occupare l'isola che, sotto Carlo III di Borbone, fu unita al regno di Napoli. Con Carlo III di Borbone fu regolamentato il sistema commerciale ed economico della città, si tentò di combattere la povertà con opere pubbliche; si procedette ad un censimento della popolazione e si favorì la diffusione della lingua italiana. La nobiltà palermitana cominciò a dedicarsi a continue feste, dove ogni piacere ed ogni sfrenatezza erano consentiti. Risalgono a questo periodo le fastose ville nobiliari che si trovano non solo a Palermo ma anche a Bagheria, Trabia e Carini. Al lusso, agli eccessi e ai piaceri mondani della nobiltà si opponeva però la povertà del popolo palermitano sul quale infierivano carestie ed epidemie. Nel 1759 a Carlo III succedette Ferdinando IV che, con l'aiuto del viceré Caracciolo, si dedicò alla soluzione di parecchi problemi. Il 27 luglio del 1783 Caracciolo partecipò alla distruzione dell'archivio della Sacra Inquisizione: in un rogo durato più di ventiquattroore, furono bruciati documenti, strumenti di tortura e tutto quanto potesse ricordare quell'abietto e crudele strumento di potere. Nello stesso anno il viceré attuò vantaggiose riforme più liberali ed un'ansia di rinnovamento pervase gli ultimi anni del dominio borbonico.

Palermo nell'Ottocento - L'inizio del XIX secolo fu per Palermo un vero Risorgimento: astronomi, fisici, letterati, scultori, architetti, insigni studiosi, accrebbero il prestigio culturale ed artistico della città, coerentemente al rinnovamento di idee che si propagarono in Europa, dalla Rivoluzione francese alle guerre napoleoniche. Nel 1812 venne varata la Costituzione siciliana e l'anno successivo il primo Parlamento. Il Congresso di Vienna del 1815 rappresentò però la fine della libertà costituzionale della Sicilia: il Parlamento venne sciolto dal re Ferdinando di Borbone che l'8 dicembre del 1816 unificò il regno di Napoli e quello di Sicilia nel Regno delle due Sicilie. La mancanza di autonomia e l'ingerenza dei napoletani nelle questioni amministrative, suscitarono in Sicilia una serie di rivolte tra il 1820 ed il 1821: Palermo fu bombardata e molti nobili rimasero senza casa e l'intervento austriaco permise la restaurazione del potere borbonico. Nel gennaio del 1848 scoppiò a Palermo un nuova insurrezione popolare guidata dal patriota Giuseppe La Masa, al quale si unirono aristocratici e borghesi moderati. La rivolta riuscì a cacciare i borboni dall'isola e si istituì un governo provvisorio con a capo Ruggero Settimo. La corona fu offerta al duca di Genova, Alberto Amedeo, il quale rifiutò, mentre Ferdinando di Borbone si organizzava per riconquistare l'isola. Nel febbraio del 1848 il sovrano borbonico diede un ultimatum ai siciliani che reagirono provocando una reazione violenta dei borboni, che il 15 maggio 1949 sottomisero di nuovo Palermo. Ma l'insoddisfazione del popolo palermitano e la sua irrequietezza portarono ad una nuova opposizione al regime borbonico. Il 4 aprile 1860 scoppiò un'insurrezione popolare che diede il via ad una serie di tumulti, animati dalla notizia dell'arrivo di Garibaldi. L'11 maggio 1860 Garibaldi e i Mille sbarcarono a Marsala e a lui si unirono con entusiasmo contadini e operai. Si proclamò dittatore dell'isola dichiarando di prendere il potere in nome del re del Piemonte Vittorio Emanuele II. Con l'aiuto ed il sostegno di numerosi volontari, Garibaldi iniziò una guerra logorante contro i borboni che, il 15 maggio, furono sconfitti prima a Calatafimi e poi a Marsala e Garibaldi entrò a Palermo il 27 maggio 1860. Le riforme sociali realizzate da Garibaldi in Sicilia furono a vantaggio dei contadini e di tutti coloro che l'avevano aiutato nella sua impresa e in ottobre i siciliani votarono per l'unità d'Italia sotto la monarchia sabauda. Sia l'unità d'Italia che l'arrivo dei piemontesi furono presto una amara delusione: la pioggia di nuove tasse, l'obbligo militare, l'aumento dei prezzi dei generi alimentari, favorirono il dilagare della disoccupazione e del brigantaggio. L'annessione al Nord aveva tra l'altro determinato il crollo delle industrie isolane, vinte dalla concorrenza di quelle settentrionali. Fu così che Palermo venne scossa da una nuova rivolta nella quale, l'isola insorse contro i piemontesi. La rivolta fu soffocata nel sangue e la città rimase nel disagio e nella povertà. E' questo il momento storico nel quale appare più evidente la differenza tra il Nord progredito ed economicamente avanzato ed il Sud arretrato dove la disoccupazione e l'analfabetismo dilagavano. Dopo il 1866 numerose inchieste cercarono per la prima volta di affrontare il grave problema del Sud d'Italia e nacque così la cosiddetta "Questione meridionale."

Palermo agli inizi del Novecento - Il primo decennio del XX secolo fu per Palermo l'età della Belle Epoque di cui furono protagonisti i Florio, imprenditori di grandi capacità che riuscirono a rendere la città una delle più vive d'Europa. Fu il periodo dei grandi architetti Basile, del sorgere del teatro Politeama, del teatro Massimo e delle ville liberty che bordano il Viale della Libertà. Poi venne la prima guerra mondiale e furono morte e carestia. Le disagiate condizioni sociali ed economiche furono aggravate tra l'altro dall'emigrazione, oltre dei contadini e degli operai, anche della classe colta ed intellettuale. E la mafia divenne più potente che mai.

Dalla seconda guerra mondiale ad oggi - L'irrequietezza sociale che dominava in Sicilia permise una facile diffusione del fascismo che proclamava ordine e sistema, ma il malgoverno continuò a Palermo e nel resto dell'isola. Con la seconda guerra mondiale l'intera isola sopportò bombardamenti, miseria e fame. Dopo l'ingresso degli alleati americani sorse in Sicilia un movimento separatista, ma il buon senso prevalse e l'unità d'Italia fu mantenuta. Il 15 maggio 1946 venne approvato lo Statuto della Regione Siciliana, che il 31 gennaio 1948 fu trasformato in legge nell'ambito della nuova Costituzione della Repubblica Italiana e Palermo divenne sede del Governo e dell'Assemblea Regionale.

 

 
 

 

 

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